Esplora Odysseys

Are You Experienced?: il sogno psichedelico del rock - Parte II

Syd Barrett

by Voxel-Ux is licensed under CC BY-NC-SA 2.0.

Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band

"07/03/2007 (Day 97) - Sgt. Peppers Lonely Hearts Club Band"by Kaptain Kobold is licensed under CC BY-NC-SA 2.0.

La gioventù inglese affamata di arte contemporanea e cinema d’avanguardia assapora i fermenti musicali della Swinging London al Bag O’Nails e al Troubadour: tra nuvole di fumo e chitarre elettriche questi locali trasudano l’atmosfera inebriante perfettamente catturata da Michelangelo Antonioni in Blow-Up. Chi bazzica i concerti può incappare in un’esibizione di Donovan, giovane cantautore scozzese di Mellow Yellow, oppure nei Cream di Sunshine of Your Love, fenomenale trio blues che unisce gli estrosi Jack Bruce, Eric Clapton e Ginger Baker. I lettori di International Times, rivista specializzata in cultura underground, si ritrovano all’UFO Club ad ammirare le performance dei Soft Machine, dei Procol Harum e dei Pink Floyd: capitanati dal magnetico Syd Barrett, i Pink Floyd pubblicano il cosmico The Piper at the Gates of Dawn preceduto dai notevoli singoli radiofonici Arnold Layne e See Emily Play. Lo show della band, un pulsante caleidoscopio di suoni psichedelici e luci abbaglianti, chiude "The 14th Hour Technicolor Dream", evento che il 27 aprile 1967 raccoglie una moltitudine di artisti d’avanguardia tra musica, arte concettuale e ricreative sostanze psicotrope. Sono presenti anche John Lennon e Paul McCartney, testimoni curiosi di una realtà talmente stimolante da essere stata fonte d’ispirazione per un disco, l’ultimo che i Beatles hanno appena finito di registrare: Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band. Pubblicato l’1 giugno 1967, il progetto più ambizioso del quartetto di Liverpool sconvolge il mondo per la varietà di generi, la ricchezza dei timbri e la cura degli arrangiamenti. Il disco è costantemente trasmesso dalle emittenti radiofoniche del pianeta avvicinando l’umanità, per lo meno quella occidentale, ad una platonica e utopica unione, fugace quanto la durata dell’album, ma intensa quanto le canzoni che lo compongono. I medesimi sentimenti di amore, comprensione e fratellanza spingono i Beatles a registrare All You Need Is Love durante Our World, primo spettacolo televisivo trasmesso in mondovisione il 25 giugno del 1967.

La Summer of Love inizia così, in mezzo a canzoni, ghirlande di fiori colorati e spinelli alla marjuana. Come un caldo soffio di scirocco il rock propaga il messaggio “peace & love” in giro per il mondo, celebrando questo sentimento universale nella Betlemme della psichedelia: la California. Con un cartellone pieno zeppo di artisti emergenti, il Monterey International Pop Festival inaugura la stagione dei grandi raduni rock alternando sul palcoscenico importanti “vedette” quali Otis Redding, Byrds, Who a formazioni con una sola manciata di dischi alle spalle ma un notevole seguito di pubblico nel circuito sommerso della controcultura. È il caso dei Jefferson Airplane, prima acid band a firmare un contratto discografico con una major e ad imporsi con l’album Surrealistic Pillow. Trascinato dalla cantante Grace Slick, il gruppo rivendica l’appartenenza al continente americano e la propulsione al suo rinnovamento sociale mescolando le radici folk e blues con la psichedelia. I brani Somebody to Love e White Rabbit diventano presto inni controculturali e colonna sonora identitaria di una generazione. 

Accanto ai Jefferson Airplane, i Grateful Dead di Jerry Garcia contribuiscono a formare il caratteristico sound della Bay Arena sperimentando in musica le istanze più profonde e cupe del "movement". Originaria di Palo Alto, la band si trasferisce a San Francisco ove prende parte agli acid test di Ken Kesey e registra il primo eponimo album che vortica tra il garage rock ed il blues. L’infuocata attività live dei Dead, con lunghi assoli a sfilacciare i brani, concorre a trasformare il concerto rock da puro intrattenimento ad happening multifocale ove si annulla la distanza fra performer e pubblico. In tale contesto emergono tre personalità di spessore che, utilizzando l’esperienza live come messaggio sociale e politico, esprimono sogni ed inquietudini dei figli dei fiori: la prima risponde al nome di James Douglas Morrison, abbreviato in Jim.

Jefferson Airplane

RCA Victor

The Grateful Dead

Herb Greene - Billboard, page 9, 5 December 1970

The Doors

Elektra Records

Big Brother and the Holding Company

Albert B. Grossman

Jimi Hendrix

"Jimi Hendrix Experience-'You Got Me Floatin''-1967" by scottallenonline is licensed under CC BY 2.0.

Puro concentrato di raffaellesca bellezza ed eccitante carisma, Jim Morrison ingaggia una personale battaglia contro i valori di una bigotta borghesia americana che educa le menti in favore del consumismo e del dogmatico rispetto di antiquate regole. A metà strada fra il cantante rock ed il predicatore, il leader dei Doors preannuncia, con lungimiranza, la parabola della controcultura che sfocerà nella violenza e nel caos. La musica dei Doors, un connubio di blues e psichedelia, veicola le provocazioni di un poeta maledetto che urla senza mezze misure: “We want the world and we want it now”. Anticipato dal fortunato singolo Light My Fire, l’album The Doors propone Jim Morrison come profeta (e presto martire) per giovani ribelli arrabbiati e nemico pubblico delle istituzioni.

A Monterey si esibisce la Big Brother and the Holding Company, band di solida formazione folk e blues che vanta una giovane cantante texana tutta grinta e passione. Janis Joplin ha solamente ventiquattro anni ma si esprime con la risolutezza di una navigata diva: la sua voce, un lacerante concentrato di dolore e furia, miete le anime perse che faticano a venire a patti con gli scossoni che riserva la vita. Il suo canto è contemporaneamente una discesa agli inferi ed una rincorsa verso il paradiso, un viatico per esorcizzare i propri demoni interiori. Il canto, però, non è sufficiente: Janis Joplin, ragazza perduta del rock, combatte con alcol e stupefacenti la subdola solitudine che la pervade, tanto da rappresentare perfettamente i cuori smarriti della controcultura. 

Il tormento descritto da Jim Morrison e cantato da Janis Joplin, Jimi Hendrix lo scaglia con la chitarra. Nel frastuono elettrico e martellante di Purple Haze e Manic Depression c'è l’estremo divario che intercorre fra la generazione dei padri e quella dei figli. La chitarra di Hendrix è un’astronave che porta i sogni dei giovani verso un’ignota destinazione; è una poesia d’amore sussurrata all’orecchio durante un abbraccio; è un rauco bisogno di sfidare l’ordine costituito; è un disperato grido di angoscia. Un’angoscia crescente che avvelena le menti ed arma le mani: la cantano anche i Buffalo Springfield di Stephen Stills e Neil Young in For What It’s Worth. Sebbene in quei giorni di giugno ‘67, a Monterey nessuno sembra accorgersene, l’eco delle bombe che cadono in Vietnam è l’autunno che fa appassire i primi fiori sbocciati durante l’estate dell’amore.


LA PLAYLIST

La colonna sonora dell'articolo


Andrea Giorgetti